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Laboratorio teatrale
La Lebenshilfe e l'Associazione Culturale Theatraki hanno dato vita a un laboratorio teatrale permanente attraverso cui indagare la relazione complessa e conflittuale tra ciò che definiamo “normale” e ciò che chiamiamo “diverso”. Regista del gruppo è Antonio Viganò.
Laboratorio teatrale
Via Galileo Galilei 4/c
39100 Bozen
Tel. +39 0471 062 529
rottensteiner@lebenshilfe.it
Rottensteiner Barbara
La Lebenshilfe e l’Associazione Culturale Theatraki hanno dato vita a un laboratorio teatrale permanente attraverso cui indagare la relazione complessa e conflittuale tra ciò che definiamo “normale” e ciò che chiamiamo “diverso”. Regista del gruppo è Antonio Viganò.
Il laboratorio è frutto di una scommessa culturale, più che sociale: l’ambizione di riconoscere ad ogni persona, ad ogni individuo, una capacità narrativa che va oltre la sua condizione sociale, fisica o mentale. Lo scopo non è certo quello di negare una condizione, uno stato o una patologia, ma piuttosto far sì che questa specificità o differenza divenga strumento di comunicazione. Abbiamo voluto spostare il senso della nostra attività dal sociale al culturale, nella consapevolezza che l’incontro tra “diversità”, come pure qualunque progetto di “integrazione” devono lottare contro un modello culturale che imprigiona le relazioni.
Siamo convinti che questi “attori sociali” siano in grado di elaborare e creare un autentico processo creativo con tutti i connotati della proposta culturale, più che della mera attività ricreativa.
Il laboratorio è frutto di una scommessa culturale, più che sociale: l’ambizione di riconoscere ad ogni persona, ad ogni individuo, una capacità narrativa che va oltre la sua condizione sociale, fisica o mentale. Lo scopo non è certo quello di negare una condizione, uno stato o una patologia, ma piuttosto far sì che questa specificità o differenza divenga strumento di comunicazione. Abbiamo voluto spostare il senso della nostra attività dal sociale al culturale, nella consapevolezza che l’incontro tra “diversità”, come pure qualunque progetto di “integrazione” devono lottare contro un modello culturale che imprigiona le relazioni.
Siamo convinti che questi “attori sociali” siano in grado di elaborare e creare un autentico processo creativo con tutti i connotati della proposta culturale, più che della mera attività ricreativa.
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